Uno dei fastidi quotidiani con i quali devo combattere per riuscire a trovare la concentrazione e la dimensione giusta per poter progettare è, la mancanza di SILENZIO.
Questa condizione la ritrovo quando sono a Venezia, nella mia casa fuori dai percorsi turistici mi sembra di vivere nel silenzio, quello che cerco, non il silenzio artefatto delle finestre a vetrocamere delle case in città.
Nonostante i milioni di turisti e la Biennale di architettura dopo le 8pm, Venezia torna ad essere quella di sempre, silenziosa veduta che ha reso famoso Giovanni Antonio Canal (Il Canaletto) che riporto qui sotto.

In questi giorni di ricerca del SILENZIO, mi sono spinto nei luoghi deputati a far riconoscere per circa 2 mesi gli architetti come i paladini della rinascita e del futuro dell’”urbe” e dell’umanità tutta.
In questo mio vagare disperato da luogo a luogo per cercare una risposta ai “Cerotti a Venezia” di cui parlerò in un secondo momento, mi sono imbattuto in due “Luoghi del Silenzio” incredibile anche per me, nel bel mezzo del vortice della biennale mi ritrovo nel silenzio più completo.�
Il primo a S. Francesco della Vigna (proprio dietro casa…) mentre cerco di trovare l’evento collaterale “Architettura Religione Utopia” mi imbatto all’interno del Chiostro Maggiore del Convento di S. Francesco della Vigna in questo cartello:

Busso, mi aprono e per pochi secondi mi fanno entrare ed ammirare un porticato in restauro e un orto che farebbe invidia al “Giardino dell’Eden”, poche parole, pochi attimi il tutto in perfetto e assoluto SILENZIO.
Il secondo uscendo dai Giardini per dirigermi verso piazza S. Marco, scendo dal ponte che porta in RIva 7 Martiri e mi trovo davanti questa cosa:

Dall’immagine non si riesce a capire molto, sta di fatto che a prima vista mi sembrava un deposito di pallet, allestito forse per attirare incuriosendo i passanti che invece di usare i rumorosissimi e fumanti vaporetti, fanno la passeggiata che da S. Marco porta ai Giardini.
Niente di tutto ciò, mi avvicino e sbircio dai due grandi vetri, salgo su dei pallet messi a mo di scala da dove intravvedo due operai all’interno, stanno sistemando le ultime cose, chiedo se si possa entrare e mi rispondono cortesemente di si. Una volta all’interno mi accorgo che sono in una abitazione, fatta completamente di Pallet, e i due operai sono i due giovani architetti che hanno ideato e progettato la casa vincendo il Concorso per studenti europei di architettura sostenibile indetto da La Citè de l’achitecture di Parigi in collaborazione con lo IUAV di Venezia. Pallethouse, semplice, economica, sostenibile, curiosa, ma soprattutto SILENZIOSA, una volta al suo interno sembra di essere un una sala d’incisione, la sabbia messa nelle intercapedini dei pallet come isolante termico funge anche da isolante acustico. I vaporetti fumanti a bordo riva non si sentono più, è la vittoria della semplicità e dei materiali naturali. Gregor (Pils) e Andreas Claus (Schnetzer) vincono il concorso e donano ai visitatori della loro curiosa realizzazione un momento di SILENZIO. Per avere maggiori notizie, scrivete a loro direttamente tramite il sito www.pallethouse.at